La vita va avanti, ma il sorriso di Laura non lo rivedremo più

E’ passato qualche  giorno da quando Laura è stata strappata alla vita da chi doveva amarla, rispettarla e renderla felice. Per chi quasi ogni due giorni si reca al Tigre a fare la spesa è stato impossibile andarci prima che il dolore si lenisse leggermente. Ma il dolore riappare quando fuori dal supermercato che lei dirigeva con tanta passione, una foto e tanti fiori ricordano quel sorriso che non vedremo più.

E nel frattempo che si cercasse di varcare nuovamente quella porta altre due giovanissime donne sono state uccise in maniera barbara da uomini ossessionati da quella figura femminile che hanno creduto di amare.

Cosa sta succedendo? Un anno e mezzo  fa la morte di Giulia Cecchettin sembrava aver scosso le coscienze di un paese che si era scoperto fragile di fronte ad un problema forse troppe volte sottovalutato. Ma il fiume di sangue non si è arrestato anzi, ha preso a scorrere ancora più forte.

Come si fa ad uscire da una logica in cui il ruolo maschile è ancora trappola di stereotipi di potere, controllo, performance, in cui è difficile far passare concetti come il rispetto, l’accettazione del no, l’amore sano che cerca il bene e non il possesso?

Ce la prendiamo con i social ed in parte è vero, perché due anni di reclusione forzata come quelli del Covid hanno esasperato ancora di più una comunicazione sempre più virtuale e sempre meno reale. La serie “Adolescence” di Netflix di cui tutti parlano deve far riflettere su come il mondo web sia un terreno minato su cui menti fragili e senza difese camminano alla cieca con la probabilità di saltare in aria ad ogni passo.

Le famiglie hanno sempre meno tempo per ascoltare i figli, e quasi sempre tutti guardano alla scuola come una possibile alternativa al vuoto educativo che riempie spesso le mura domestiche.

Ma la scuola non può rispondere con progettini random spesso creati sull’onda  emotiva di qualche fatto di cronaca.

C’è bisogno di interventi strutturali in cui veri specialisti a cadenza almeno settimanale insegnino l’educazione all’affettività, insegnino che niente è “tuo” o “mio”, che niente è per sempre, che il rispetto è tutto e che l’amore non è possesso o controllo.

Tanti soldi di questo benedetto PNRR potrebbero essere indirizzati in figure permanenti in una scuola che deve necessariamente contribuire a ribaltare secoli di pregiudizi. I risultati non si vedranno subito, ci vorrà del tempo con la speranza che certi semi piantati ora crescano e nascano in maniera forte e potente  non  come i semi della Pace gettati in quasi un secolo di storia che marciscono al richiamo di una nuova corsa agli armamenti.

Intanto in questa foto Laura guarda verso l’orizzonte e sorride a quel futuro radioso che un po’ tutti quanti noi, anche senza saperlo, le abbiamo negato.

F. Ragni

(Anche se voi vi credete assolti
Siete lo stesso coinvolti. Fabrizio de Andrè)

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